Lampedusa, porto di emozioni: il progetto per studenti di tutta Europa
L’isola non è solo un luogo di approdo dei migranti, ma anche crocevia di esperienze. Lo sanno bene le studentesse e gli studenti che ogni ottobre partecipano allo stage in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, istituita in ricordo della tragedia del 2013
Un’isola di paesaggi unici e mare cristallino, meta di turisti e, purtroppo, anche di passaporti “sbagliati”. Lampedusa è oggi tristemente nota per le tragedie che bagnano le sue coste mediterranee, in particolare il naufragio del 3 ottobre 2013, quando persero la vita 368 esseri umani. Il Mediterraneo, trasformato in un cimitero invisibile, è così il luogo in cui si interrompono storie e legami. L’identificazione delle vittime diventa quindi un atto politico ed etico, necessario per restituire dignità alle persone migranti. Nella comunicazione globale e nei media l’isola di Lampedusa è infatti associata al luogo dei migranti che “invadono” la nostra terra per “rubarci il lavoro” e “portarci malattie” o, peggio ancora, delinquere. Cosa si cela dietro questa ingiusta retorica, lo scopriamo proprio a Lampedusa dove ogni anno, in occasione dell’anniversario della strage del 3 ottobre 2013, il Comitato che ne prende il nome, organizza laboratori ed eventi all’interno della giornata internazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, nota come Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Sono giorni in cui studenti e giovani di tutta Europa hanno la possibilità di partecipare alle cerimonie commemorative e confrontarsi su tematiche riguardanti politiche migratorie e dialogo multiculturale.
LO STAGE DELLO SCORSO ANNO. Allo stage dello scorso anno del progetto "Memorie attive", svoltosi dal 29 Settembre al 03 Ottobre 2025, ha partecipato anche una delegazione di studenti del Liceo “Archimede” di Acireale. L’edizione si è focalizzata sul tema dell’eredità: non solo come lascito simbolico, ma come diritto all’identità, alla memoria e alla giustizia. In queste giornate, gli studenti hanno avuto la possibilità di comprendere le difficoltà della traversata e delle ragioni che portano a farla nonostante i pericoli, realtà spesso trascurate dai giornali, come è accaduto questo inverno quando, negli stessi giorni dell’uragano Harry, la notizia delle morti in mare ha fatto capolino sulle testate solo a distanza di tempo. Tra i banchi dei workshop organizzati la teoria ha lasciato spazio alla realtà cruda. I volontari hanno mostrato le procedure di riconoscimento dei corpi: una ferita aperta che, a distanza di quasi 13 anni, vede ancora centinaia di persone senza un nome. Ma Lampedusa non è solo il racconto di ciò che è stato, gli interventi esterni hanno allargato lo sguardo: l’Università degli studi di malattie infettive di Milano, ha illustrato le numerose difficoltà che i migranti devono affrontare nel loro viaggio, che spesso a cause delle condizioni precarie nelle quali viaggiano, si conclude molto in fretta. L'incontro con gli attivisti delle numerose ONG coinvolte nella formazione degli studenti - tra le quali solo per citarne alcune Emergency, Save the Children, Refugees Welcome, Labanof, Centro Astalli - hanno poi scosso l'aula: una lezione sull’inclusione che ha spostato l’attenzione su noi stessi, chiedendoci cosa è possibile fare, come singoli, per gli altri, per tutti.
RIFIORIRE. Il momento di massima condivisione è però arrivato quando gli studenti hanno incontrato i familiari delle vittime, che ogni anno decidono di ripercorrere quel dolore affinché possa trovare strade per rifiorire. «Viviamo solo per mantenere viva la loro memoria perché la tragedia ci ha plasmati e ci rende ciò che siamo, chi non c’è più vive anche attraverso di noi», ha commentato un familiare delle vittime, con la lucida serenità di chi sa il peso che porta. Intervistato in quella occasione anche un pescatore che quella notte ha cercato di salvare più vite possibili e, raccontando di aver visto nel buio tantissime persone affondare, e di averle aiutate a salire sulla sua barca prendendo lei come se fossero pesci in balia del mare. Infine, grandiosa ed emozionante la partecipazione alla cerimonia commemorativa al monumento della strage e al corteo che, e, dalla piazza principale, si è spinto fino alla Porta d’Europa affidando, simbolicamente, una corona in mare, lo stesso mare che nel 2013 ha inghiottito e portato via centinaia di innocenti, di cui solamente 70 sono stati identificati, come dichiarato da Tareke Brhane, presidente del Comitato.
L'IDENTIFICAZIONE DELLE VITTIME. Restituire identità e dignità alle vittime delle migrazioni nel Mediterraneo è l'altro grande obiettivo di Comitato Tre Ottobre. Creare una banca del DNA a livello europeo costerebbe poco ai paesi che se ne facessero carico, ma significherebbe tantissimo per le migliaia di famiglie che non sanno cosa sia accaduto ai propri cari né dove piangerli con degna sepoltura. È questo il tema fondamentale del documentario "Senza Nome", scritto e diretto da Filippo Casini e prodotto dal Comitato, che sarà proiettato presso l'aula magna del Liceo "Archimede" di Acireale il prossimo 29 maggio alle ore 15.
Come ci mostrano gli eventi di cronaca, quello che è successo non è solo memoria ma, purtroppo, è ancora presente. Un presente che interroga direttamente la nostra umanità e il nostro stare al mondo.


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