L’odio come contenuto di intrattenimento: scopriamo la manosfera

Dentro le piattaforme dei social network che giovani e giovanissimi sono abituati ad usare quotidianamente, sessismo, misoginia e violenza di genere assumono le forme più diverse raggiungendo escalation di odio sottovalutate. Nascono una nuova consapevolezza e un nuovo impegno: educare ed educarci alla parità attraverso l'uso consapevole e critico del web

di Sofia Battiato

Internet dà voce a tutti, aggregando individui che condividono le stesse idee e gli stessi interessi e creando vere e proprie comunità nelle quali ci si ritrova senza mai deciderlo davvero. Tra blog social network ci illudiamo che la bolla in cui navighiamo, costruita su misura per noi, sia l’unica realtà esistente, crediamo che il mondo la pensi come noi e che sia giusto così. Ma così non è. Gli algoritmi imparano dalle nostre preferenze chiudendoci in un recinto ideologico noto come “filter bubble”. Una, tra le tante, comunità online nate negli ultimi decenni è la “manosfera”, una realtà ripugnante e pericolosa, soprattutto per gli adolescenti. 

Ne abbiamo parlato con Maria Pia Fontana, Dirigente del Ministero di Giustizia (UDEPE), in un incontro che si è tenuto presso il Liceo Archimede di Acireale lo scorso 30 marzo 2026. 

QUELLO SPECCHIO DEFORMANTE DELLA REALTÀ. Dall'inglese “manosphere”, che combina le parole inglesi “man” (uomo) e “sphere” (sfera), questo termine si riferisce a un gruppo eterogeneo di comunità online maschili in cui – purtroppo – misoginia e antifemminismo, con il loro seguito di tensioni sociali, vengono esasperate. Il web diventa uno specchio deformante della realtà, ne altera le proporzioni amplificandone gli estremi, come una cassa di risonanza. Le piattaforme non contrastano questo tipo di contenuti perché la maschilità aggressiva, in linea con le logiche del capitalismo digitale, produce engagement, molto più di un contenuto femminista. Ed così che le retoriche del dominio vengono normalizzate. La manosfera è generalmente nota per la diffusione di contenuti d’odio contro il genere femminile rivendicando dei presunti “diritti maschili” minacciati dalle politiche femministe. In sostanza si promuove la figura dell’uomo vittima delle donne ma da cui ci si aspetta l’adesione ad una rigida performance maschile. La comunità della manosfera è popolata in parte da uomini che non essendo capaci di elaborare le proprie delusioni si rifugiano in uno spazio in cui non solo possono riversare la propria frustrazione, ma soprattutto trovare un capro espiatorio, trasformando l’ansia e l’insicurezza individuale in una narrazione collettiva binaria: maschi contro femmine. Non si tratta di un fenomeno marginale bensì strutturale in cui la crisi del maschile, usata come espediente per impedire l’emancipazione femminile, è diventata contenuto d’intrattenimento. 

COME DIFENDERCI?  La responsabilità non può ricadere solo sul singolo utente, specialmente se giovanissimo. Un adolescente non può maturare se non gli vengono forniti gli anticorpi necessari per reagire alla complessità della realtà. È qui che si sente la mancanza del supporto di istituzioni e programmi di educazione alla sessualità e all’affettività che permettano di sviluppare competenze emotive, relazionali e sociali basate sul rispetto e sulla parità. Prenderne consapevolezza è la prima grande responsabilità di ciascuno di noi. Il secondo passo è impedire che questo meccanismo si autoalimenti: occorre navigare sul web in modo consapevole e critico, utilizzando i pochi strumenti che le piattaforme stesse ci mettono a disposizione per esprimere il nostro dissenso rispetto a determinati contenuti. Perché è importante ribadire che un mondo migliore è possibile. C'è da decidere se vogliamo restare prigionieri di questa bolla ideologica o costruire, come il femminismo ci propone, modelli nuovi – tutti diversi, tutti migliori - di quelli che finora il patriarcato ci ha messo davanti.


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