Gaza raccontata dai suoi fotografi al Liceo “Archimede” di Acireale

La mostra “I grant you refuge” approda nelle aule e lungo i corridoi del liceo acese per stimolare riflessioni condivise a partire dalla testimonianza di fotografi, giornalisti e attivisti per i diritti umani dalla Palestina

di Viola Finocchiaro

 

Aula Magna "G.Bianca" - Liceo "Archimede" di Acireale, 30 gennaio 2026


Trovarsi faccia a faccia con la guerra attraverso foto di volti e macerie che documentano distruzione e resilienza nella Striscia di Gaza. Un’esperienza che hanno potuto vivere studentesse, studenti, personale scolastico e quanti si sono trovati per il corridoio dell’ultimo piano del Liceo “Archimede” di Acireale (CT), tra il 30 gennaio e il 10 febbraio.

I Grant You Refuge - titolo isprato ad una poesia di Hiba Abu Nada, poetessa palestinese uccisa nel 2023 - è una mostra fotografica collettiva itinerante curata da Paolo Paturno e resa possibile grazie agli scatti di sei fotoreporter gazawi. La mostra, che ha fatto il giro dell’Italia, ha raggiunto 1500 giorni di esposizione, come se fosse stata allestita per 4 anni consecutivi. Il 30 gennaio scorso, in occasione dell’inaugurazione, gli studenti dell'“Archimede" hanno potuto dialogare proprio con il fotografo e filmmaker Paolo Patruno e con il fotografo coinvolto nella mostra Shadi Al-Tabatibi, ma anche con il filmmaker Marco Pirrello, nonché con le operatrici umanitarie Adriana Zega e Zamia Zbidi, traduttrice e portavoce del “Global Movement to Gaza”. L’evento, “Ritratti e testimonianze da Gaza”, che rientra nell’ambito del progetto “Io ripudio - Sentieri di pace faccia a faccia con la guerra”, ha offerto al pubblico presente l’occasione di acquisire una maggiore consapevolezza sulla situazione attuale a Gaza attraverso testimonianze dirette.

 

LA MOSTRA E LE TESTIMONIANZE DA GAZA. Come ha spiegato il suo curatore, la mostra è «nata per un senso di frustrazione». Il fotoreporter ha esordito dicendo: «Non lasciate solo il popolo palestinese: noi dobbiamo essere la loro voce. Continuate a parlarne». Da questa frase emerge il valore stesso della testimonianza fotografica espresso anche da Shadi Al-Tabatibi: «La fotocamera è uno strumento per documentare l’orrore. Sta a chi riceve l’immagine decidere come immedesimarsi». Al-Tabatibi ha condiviso la sua esperienza personale in quanto fotografo gazawi: «Solitamente la gente a Gaza non ama farsi fotografare ma l’orrore di questa aggressione è tale che gli abitanti stessi ci chiamano perché vogliono che mostriamo al mondo le bombe, i bambini in fila per un po’ di cibo. Vogliono che il mondo veda quello che stanno vivendo». E ha aggiunto: «Oggi sono con voi non come attivista politico, ma come persona, come padre e come marito, per raccontare la mia sofferenza e la mia storia». Il fotoreporter ha voluto ricordare come era Gaza prima della guerra, una città viva, con scuole, ospedali e infrastrutture. Si è soffermato sulle condizioni dei bambini e dei ragazzi gazawi a cui sono stati portati via sogni e diritti: andare a scuola, avere un futuro, innamorarsi e vivere. «Questa aggressione ha cancellato i diritti fondamentali. Nessuno ha diritto di privare i bambini della loro vita e della loro felicità - ha detto -. Non sono qui per dirvi di schierarvi da una parte, ma di guardare quei ragazzi come se fossero voi». Pirrello ha invece raccontato l’esperienza vissuta a Gaza e l’importanza della Global Sumud Flotilla: «C’è chi ha criticato questa iniziativa definendola inutile. In realtà anche se non è riuscita a raggiungere fisicamente la Striscia ha portato risonanza internazionale al conflitto e alla sofferenza dei gazawi. Se l’estate scorsa si è parlato di Gaza è grazie a quelle barche». Tra i momenti più emozionanti dell’incontro, la lettura della poesia “I Grant You Refuge” che ha prestato il suo nome alla mostra, recitata da una studentessa in italiano e da Samia Zdibi in arabo. 

 

ATTIVISMO OGGI. La domanda sorge spontanea tra le ragazze e i ragazzi presenti: cosa possiamo fare noi? Informarsi, ascoltare, condividere testimonianze sono già forme di attivismo e di cambiamento. «L’attivismo parte sempre da un torto. Noi abbiamo sentito il torto e da qui ci siamo mossi. Non state in silenzio davanti al torto», ha preso la parola Zdibi. La scuola ha così dimostrato di poter essere uno spazio dove gli studenti hanno la possibilità di ascoltare storie difficili provenienti dal mondo che abitano, riflettere, comprendere e diventare portavoce di diritti e dignità, anche quando la realtà sembra lontana e complessa. Per contribuire a una storia migliore. «Quando ci si spende per i diritti umani ci si spende per tutti», ha ricordato Paola Lizzio, docente promotrice dell’evento. «La vostra voce è il futuro - ha chiosato Al Tabatibi rivolgendosi a studenti e studentesse - e dobbiamo cambiare il mondo».


    Paola Lizzio                            Samia Zbidi

                                            Adriana Zega                        Marco Pirrello


                    Touko Cannavò                          Roberta D'Anna                Viola Finocchiaro


                Antonino Ragonesi                    Aurora Orlando                            Tano Marino


    
                    Sofia Battiato                           Edoardo Sorbello                    Filippo Laudani



Samia Zbidi e Sofia Battiato recitano la poesia "I grant you refuge", rispettivamente in arabo e in italiano, accompagnate da Tano Marino alla tastiera



















































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